Jey
21-06-2008, 14.12.14
“Lost:Via Domus” è la trasposizione videoludica della ben nota serie televisiva “Lost”
In soli quattro anni di programmazione, “Lost” può già vantare una notevole schiera di ‘imitazioni’, merito non solo di episodi molto carichi sia dal punto di vista emotivo che da quello squisitamente tecnico, ma anche di una storia che dissemina enigmi e domande a raffica, le cui risposte sono quasi sempre rimandate o fonte di nuovi quesiti: ciò incolla irrimediabilmente lo spettatore allo schermo, con cliffhanger e linee narrative molto complesse che ribollono in centinaia di congetture e ‘teorie’ elaborate dai fan, alcune di esse esplose nella Lost Experience, il ‘gioco’ parallelo alla serie che regalava alcune piccole spiegazioni in cambio delle proverbiali sette camicie.
Nonostante l’inevitabile pesantezza del format (vincente se progettato per durare pochi anni), “Lost” è riuscito a reggere piuttosto bene (con un’ottima quarta stagione attualmente in programmazione negli States), grazie soprattutto ai due sceneggiatori principali, Damon Lindelof e Carlton Cuse, che hanno dato prova di saper destreggiarsi fra le enormi aspettative in modo molto astuto (e alcune volte vagamente irritante), fra parziali risoluzioni e (false?) promesse.
I due autori che gestiscono l’immenso fenomeno non potevano certo rinunciare a dire la propria nell’ennesimo caso Lost related, e infatti, per fortuna, anche “Via Domus” può garantire la loro preziosa supervisione. Pronti a invischiarci in nuovi misteri?
“NON DIRMI QUELLO CHE NON POSSO FARE”
“Lost: Via Domus” si prefigge l’ambizioso obiettivo di narrare la storia di uno dei sopravvissuti allo schianto, tale Elliott Maslow, colto da amnesia. Compito del giocatore sarà quello di farlo interagire con i protagonisti della serie e con l’isola stessa, visitandone i luoghi chiave e dissipando le nebbie della sua memoria. In realtà, Elliott non appartiene alla serie ufficiale, ma è un personaggio creato ex novo per il gioco, ma comunque perfettamente integrato all’ormai famoso gruppo dell’Oceanic 815.
Non potendo, per ovvi motivi, svelare i misteri della grande trama di “Lost”, né portarla avanti in qualche modo, gli autori di Ubisoft Montreal hanno deciso di costruire un plot che ruoti quasi esclusivamente attorno alla storia personale di Elliott, collocandola durante la prima e la seconda stagione del serial. Giocando nei suoi panni, assisteremo a una narrazione che si srotolerà in blocchi come se si trattasse di sette episodi della serie (non mancano le sintesi a inizio capitolo Nelle puntate precedenti di “Lost”, e i cliffhanger fra una puntata e l’altra), senza però avere alcun potere effettivo di interazione con la trama principale che abbiamo visto in tv, la quale si limiterà a restare sullo sfondo.
Ed ecco quindi i primi problemi. Il sistema, per quanto necessario e anche potenzialmente interessante, taglia fuori gran parte dei giocatori che non crescono a pane e “Lost”, confondendoli fra grossi salti narrativi e cambiamenti apparentemente insensati: Elliott difficilmente sarà protagonista degli eventi principali (perlopiù verranno solo raccontati o intravisti), ma le conseguenze gli si pareranno comunque davanti agli occhi: l’unica speranza di raccapezzarsi (e, naturalmente, di godere dei piccoli dettagli) appare quindi quella di conoscere il serial in modo più o meno approfondito. La vicenda del protagonista resta comunque fruibile per chiunque, ma è facile immaginare come l’immersione nel ‘mondo’ (per i fan già esplorato precedentemente, sebbene solo da spettatori) vada un po’ a farsi benedire, tagliando via gran parte del divertimento e dell’efficacia con cui sono stati accuratamente riprodotti l’ambiente e le sue dinamiche interne.
Parlando più nel dettaglio, la trama di Elliott (impegnato a trovare la sua via domus, ovvero la ‘strada di casa’) riprende il trend dei singoli episodi della serie, raccontando una storia slegata dalle vicende principali ma con diversi punti di contatto. La sceneggiatura è discreta, migliore di ciò che si vede generalmente in ambito videoludico, ma non è neanche lontanamente paragonabile all’intensità degli script del serial. Il finale, con il suo piccolo colpo di scena, rivela tutto e niente, dando quasi l’impressione di aver appena assistito a una fan fiction.
Oltre a visitare i luoghi famosi delle prime stagioni (fra cui la Stazione Cigno della Dharma, dove bisognerà inserire i numeri), Elliott può interagire coi personaggi della serie. Kate ‘Lentiggini’, ad esempio, si dimostrerà la prima (e, fondamentalmente, l’unica) a mostrare fiducia nei suoi confronti (entrambi condividono un passato non proprio edificante); il leader Jack, invece, sarà sospettoso per tutta la durata dell’avventura, timoroso che Elliott possa essere uno degli Altri. Alcuni personaggi principali saranno presenti in più occasioni (John, Charlie, Sawyer, Hurley, Sayid, Ben, Juliet), mentre altri saranno relegati a semplici e praticamente ininfluenti ruoli cameo (Desmond, Michael, Claire, Sun, Jin), tanto da lasciare un po’ il giocatore a bocca asciutta.
Purtroppo, però, la loro personalità è fin troppo tagliata con l’accetta, prendendo le loro caratteristiche più evidenti e spiattellandole di continuo attraverso una scrittura eccessivamente ammiccante: avremo così un Locke che ripeterà ogni secondo le sue convinzioni sulla fede e sul destino, Hurley che continuerà a dire di essere ‘maledetto’, Sawyer che non riuscirà a dire una frase senza infilarci con arroganza un nomignolo gratuito, e via dicendo. Siamo quindi ben lontani dalla tridimensionalità dei character di “Lost”, sacrificata in favore di dialoghi stereotipati atti a giustificare l’utilizzo di personaggi su licenza.
“NON SIAMO SOLI SU QUEST’ISOLA”
Per rendere il ‘micromondo’ all’interno dell’isola il più possibile fedele alla serie, si è optato per una grafica fotorealistica che probabilmente farà cadere la mascella a terra ai giocatori abituati alle avventure grafiche. In realtà, pur possedendo un apparato visivo di tutto rispetto (ottimi, per esempio, gli effetti di illuminazione), “Via Domus” non è particolarmente ottimizzato: è necessario quindi un PC di fascia alta per godersi un aspetto generale che, tutto sommato, rientra nella media delle produzioni dal budget importante. Notevole, comunque, l’uso del motion blur nei flashback e i modelli poligonali del protagonista (in particolare gli occhi) e del personaggio di Locke; meno riusciti, invece, appaiono Jack, Desmond e Claire. Non sono stati coinvolti gli ottimi doppiatori dell'adattamento televisivo, e le voci sostitutive, nonostante siano ben recitate e discretamente azzeccate, destabilizzano inevitabilmente il giocatore. Pollici in alto senza riserve per la colonna sonora di Michael Giacchino (nominato all’Oscar per “Ratatouille” e vincitore dell’Emmy per “Lost”), che pare abbia composto un’ora di musica appositamente per il gioco (c’è da crederci?), oltre a riprendere e miscelare i vecchi temi musicali della serie.
Se finora non si è parlato dell’aspetto prettamente ludico è perché, paradossalmente, in “Via Domus” è davvero l’ultima cosa. Realizzato per essere una sorta di episodio interattivo di “Lost”, il gioco concentra gran parte delle energie per ricreare un buon grado di immersione, strizzando continuamente l’occhio ai fan. I programmatori, però, sembrano ‘dimenticare’ l’importanza del gameplay in un videogioco, riducendo il tutto a una serie di piccoli scogli autosolventi che portano avanti la trama con un grado di sfida vicino allo zero, divertimento bassino e longevità esigua (circa cinque/sette ore di gioco).
Per cominciare, anche se in apparenza può sembrare un titolo free roaming , “Via Domus” è in verità molto lineare. Inoltre, nonostante possa considerarsi un ‘ibrido’, il gioco possiede elementi predominanti di avventura grafica, purtroppo ben poco stimolanti: piccoli puzzle, test di logica, dialoghi a senso unico, e poco altro. Il nostro Elliott, in più, è in grado di recuperare in giro degli oggetti particolari e soprattutto del cibo, utili da scambiare (generalmente con Sawyer, proprietario di un piccolo spaccio) con qualche attrezzo indispensabile per proseguire, come una lampada ad olio, alcune torce e perfino una pistola. Viene però da chiedersi che reale valore abbia il cibo sull’isola, visto che Elliott non avrà mai bisogno di rifocillarsi, rendendo il recupero della ‘mercanzia’ del tutto fine a se stesso e ben poco realistico.
Una componente importante è costituita dalle sezione ‘flashback’, in cui piloteremo fisicamente il protagonista all’interno dei suoi ricordi sfocati. Attraverso una macchina fotografica, dovremo ‘scattare una foto’ e, quindi, focalizzare la nostra attenzione su un dettaglio particolare: esso aprirà poi le porte della memoria e renderà accessibile l’intero flashback. L’idea è carina e in perfetto stile “Lost”, ma è molto penalizzata dalla sua ripetitività.
Il tutto è inframmezzato con momenti più action, come la fuga dal ‘mostro di fumo’, qualche sezione a tempo, e un paio di sparatorie.
Un paio di appunti sul risultato della conversione da console: il gioco soffre l’uscita multiformato non solo per quanto riguarda l’ottimizzazione della grafica, ma anche nella pessima gestione dei tasti (specialmente durante l’utilizzo della fotocamera, davvero difficile da gestire); per contro, avremo alcuni ‘extra’ sbloccabili (ma davvero di scarsissimo interesse: alcuni artwork) fotografando l’oggetto giusto, in puro stile console.
“JACK… DOVE VAI?” “A CERCARE JOHN LOCKE”
Alla luce di quanto detto, “Via Domus” non può considerarsi un titolo riuscito. Però attenzione: se l’obiettivo degli autori era quello di far ‘entrare’ il fan di “Lost” all’interno della sua serie preferita, allora non è stato perfettamente raggiunto. Il gioco, che comunque ha riscosso successo, non è del tutto uguale alla serie televisiva; speriamo che il seguito sia migliore di questo.
In soli quattro anni di programmazione, “Lost” può già vantare una notevole schiera di ‘imitazioni’, merito non solo di episodi molto carichi sia dal punto di vista emotivo che da quello squisitamente tecnico, ma anche di una storia che dissemina enigmi e domande a raffica, le cui risposte sono quasi sempre rimandate o fonte di nuovi quesiti: ciò incolla irrimediabilmente lo spettatore allo schermo, con cliffhanger e linee narrative molto complesse che ribollono in centinaia di congetture e ‘teorie’ elaborate dai fan, alcune di esse esplose nella Lost Experience, il ‘gioco’ parallelo alla serie che regalava alcune piccole spiegazioni in cambio delle proverbiali sette camicie.
Nonostante l’inevitabile pesantezza del format (vincente se progettato per durare pochi anni), “Lost” è riuscito a reggere piuttosto bene (con un’ottima quarta stagione attualmente in programmazione negli States), grazie soprattutto ai due sceneggiatori principali, Damon Lindelof e Carlton Cuse, che hanno dato prova di saper destreggiarsi fra le enormi aspettative in modo molto astuto (e alcune volte vagamente irritante), fra parziali risoluzioni e (false?) promesse.
I due autori che gestiscono l’immenso fenomeno non potevano certo rinunciare a dire la propria nell’ennesimo caso Lost related, e infatti, per fortuna, anche “Via Domus” può garantire la loro preziosa supervisione. Pronti a invischiarci in nuovi misteri?
“NON DIRMI QUELLO CHE NON POSSO FARE”
“Lost: Via Domus” si prefigge l’ambizioso obiettivo di narrare la storia di uno dei sopravvissuti allo schianto, tale Elliott Maslow, colto da amnesia. Compito del giocatore sarà quello di farlo interagire con i protagonisti della serie e con l’isola stessa, visitandone i luoghi chiave e dissipando le nebbie della sua memoria. In realtà, Elliott non appartiene alla serie ufficiale, ma è un personaggio creato ex novo per il gioco, ma comunque perfettamente integrato all’ormai famoso gruppo dell’Oceanic 815.
Non potendo, per ovvi motivi, svelare i misteri della grande trama di “Lost”, né portarla avanti in qualche modo, gli autori di Ubisoft Montreal hanno deciso di costruire un plot che ruoti quasi esclusivamente attorno alla storia personale di Elliott, collocandola durante la prima e la seconda stagione del serial. Giocando nei suoi panni, assisteremo a una narrazione che si srotolerà in blocchi come se si trattasse di sette episodi della serie (non mancano le sintesi a inizio capitolo Nelle puntate precedenti di “Lost”, e i cliffhanger fra una puntata e l’altra), senza però avere alcun potere effettivo di interazione con la trama principale che abbiamo visto in tv, la quale si limiterà a restare sullo sfondo.
Ed ecco quindi i primi problemi. Il sistema, per quanto necessario e anche potenzialmente interessante, taglia fuori gran parte dei giocatori che non crescono a pane e “Lost”, confondendoli fra grossi salti narrativi e cambiamenti apparentemente insensati: Elliott difficilmente sarà protagonista degli eventi principali (perlopiù verranno solo raccontati o intravisti), ma le conseguenze gli si pareranno comunque davanti agli occhi: l’unica speranza di raccapezzarsi (e, naturalmente, di godere dei piccoli dettagli) appare quindi quella di conoscere il serial in modo più o meno approfondito. La vicenda del protagonista resta comunque fruibile per chiunque, ma è facile immaginare come l’immersione nel ‘mondo’ (per i fan già esplorato precedentemente, sebbene solo da spettatori) vada un po’ a farsi benedire, tagliando via gran parte del divertimento e dell’efficacia con cui sono stati accuratamente riprodotti l’ambiente e le sue dinamiche interne.
Parlando più nel dettaglio, la trama di Elliott (impegnato a trovare la sua via domus, ovvero la ‘strada di casa’) riprende il trend dei singoli episodi della serie, raccontando una storia slegata dalle vicende principali ma con diversi punti di contatto. La sceneggiatura è discreta, migliore di ciò che si vede generalmente in ambito videoludico, ma non è neanche lontanamente paragonabile all’intensità degli script del serial. Il finale, con il suo piccolo colpo di scena, rivela tutto e niente, dando quasi l’impressione di aver appena assistito a una fan fiction.
Oltre a visitare i luoghi famosi delle prime stagioni (fra cui la Stazione Cigno della Dharma, dove bisognerà inserire i numeri), Elliott può interagire coi personaggi della serie. Kate ‘Lentiggini’, ad esempio, si dimostrerà la prima (e, fondamentalmente, l’unica) a mostrare fiducia nei suoi confronti (entrambi condividono un passato non proprio edificante); il leader Jack, invece, sarà sospettoso per tutta la durata dell’avventura, timoroso che Elliott possa essere uno degli Altri. Alcuni personaggi principali saranno presenti in più occasioni (John, Charlie, Sawyer, Hurley, Sayid, Ben, Juliet), mentre altri saranno relegati a semplici e praticamente ininfluenti ruoli cameo (Desmond, Michael, Claire, Sun, Jin), tanto da lasciare un po’ il giocatore a bocca asciutta.
Purtroppo, però, la loro personalità è fin troppo tagliata con l’accetta, prendendo le loro caratteristiche più evidenti e spiattellandole di continuo attraverso una scrittura eccessivamente ammiccante: avremo così un Locke che ripeterà ogni secondo le sue convinzioni sulla fede e sul destino, Hurley che continuerà a dire di essere ‘maledetto’, Sawyer che non riuscirà a dire una frase senza infilarci con arroganza un nomignolo gratuito, e via dicendo. Siamo quindi ben lontani dalla tridimensionalità dei character di “Lost”, sacrificata in favore di dialoghi stereotipati atti a giustificare l’utilizzo di personaggi su licenza.
“NON SIAMO SOLI SU QUEST’ISOLA”
Per rendere il ‘micromondo’ all’interno dell’isola il più possibile fedele alla serie, si è optato per una grafica fotorealistica che probabilmente farà cadere la mascella a terra ai giocatori abituati alle avventure grafiche. In realtà, pur possedendo un apparato visivo di tutto rispetto (ottimi, per esempio, gli effetti di illuminazione), “Via Domus” non è particolarmente ottimizzato: è necessario quindi un PC di fascia alta per godersi un aspetto generale che, tutto sommato, rientra nella media delle produzioni dal budget importante. Notevole, comunque, l’uso del motion blur nei flashback e i modelli poligonali del protagonista (in particolare gli occhi) e del personaggio di Locke; meno riusciti, invece, appaiono Jack, Desmond e Claire. Non sono stati coinvolti gli ottimi doppiatori dell'adattamento televisivo, e le voci sostitutive, nonostante siano ben recitate e discretamente azzeccate, destabilizzano inevitabilmente il giocatore. Pollici in alto senza riserve per la colonna sonora di Michael Giacchino (nominato all’Oscar per “Ratatouille” e vincitore dell’Emmy per “Lost”), che pare abbia composto un’ora di musica appositamente per il gioco (c’è da crederci?), oltre a riprendere e miscelare i vecchi temi musicali della serie.
Se finora non si è parlato dell’aspetto prettamente ludico è perché, paradossalmente, in “Via Domus” è davvero l’ultima cosa. Realizzato per essere una sorta di episodio interattivo di “Lost”, il gioco concentra gran parte delle energie per ricreare un buon grado di immersione, strizzando continuamente l’occhio ai fan. I programmatori, però, sembrano ‘dimenticare’ l’importanza del gameplay in un videogioco, riducendo il tutto a una serie di piccoli scogli autosolventi che portano avanti la trama con un grado di sfida vicino allo zero, divertimento bassino e longevità esigua (circa cinque/sette ore di gioco).
Per cominciare, anche se in apparenza può sembrare un titolo free roaming , “Via Domus” è in verità molto lineare. Inoltre, nonostante possa considerarsi un ‘ibrido’, il gioco possiede elementi predominanti di avventura grafica, purtroppo ben poco stimolanti: piccoli puzzle, test di logica, dialoghi a senso unico, e poco altro. Il nostro Elliott, in più, è in grado di recuperare in giro degli oggetti particolari e soprattutto del cibo, utili da scambiare (generalmente con Sawyer, proprietario di un piccolo spaccio) con qualche attrezzo indispensabile per proseguire, come una lampada ad olio, alcune torce e perfino una pistola. Viene però da chiedersi che reale valore abbia il cibo sull’isola, visto che Elliott non avrà mai bisogno di rifocillarsi, rendendo il recupero della ‘mercanzia’ del tutto fine a se stesso e ben poco realistico.
Una componente importante è costituita dalle sezione ‘flashback’, in cui piloteremo fisicamente il protagonista all’interno dei suoi ricordi sfocati. Attraverso una macchina fotografica, dovremo ‘scattare una foto’ e, quindi, focalizzare la nostra attenzione su un dettaglio particolare: esso aprirà poi le porte della memoria e renderà accessibile l’intero flashback. L’idea è carina e in perfetto stile “Lost”, ma è molto penalizzata dalla sua ripetitività.
Il tutto è inframmezzato con momenti più action, come la fuga dal ‘mostro di fumo’, qualche sezione a tempo, e un paio di sparatorie.
Un paio di appunti sul risultato della conversione da console: il gioco soffre l’uscita multiformato non solo per quanto riguarda l’ottimizzazione della grafica, ma anche nella pessima gestione dei tasti (specialmente durante l’utilizzo della fotocamera, davvero difficile da gestire); per contro, avremo alcuni ‘extra’ sbloccabili (ma davvero di scarsissimo interesse: alcuni artwork) fotografando l’oggetto giusto, in puro stile console.
“JACK… DOVE VAI?” “A CERCARE JOHN LOCKE”
Alla luce di quanto detto, “Via Domus” non può considerarsi un titolo riuscito. Però attenzione: se l’obiettivo degli autori era quello di far ‘entrare’ il fan di “Lost” all’interno della sua serie preferita, allora non è stato perfettamente raggiunto. Il gioco, che comunque ha riscosso successo, non è del tutto uguale alla serie televisiva; speriamo che il seguito sia migliore di questo.